lunedì 10 settembre 2018

segni sulle caviglie

segni sulle caviglie

Quei piccoli segni sulle caviglie
Antiche tracce di dolore
Lame sottili
Come cerbiatto ferito
Scappato da molte trappole
Ciuffi di pelo strappati con forza
Gocce di sangue solidificato
Come ricordo lontano
Nessun ricordo (apparente)
nei tuoi occhi fieri, limpidi e sereni.
Le tue labbra serrate come una chiesa chiusa
A difesa di tesori da violare (per fortuna)
Quel suono sereno, soave, della tua voce
Melodia che rassicura ma distanzia
Piccola , esile, lunga donna di cristallo
I tuoi artigli affilati contro la vita
Proteggono e rassicurano il tuo mondo
Di dura pietra rosata.
Afferro i tuoi polsi
Spinta contro il muro di cinta
del tuo castello. Occhi negli occhi.
Fino a spezzare la tua tranquilla
Serenità, rimestare nel dolore e
Nella passione.
Senza averne nessun diritto.
Lego i tuoi piccoli polsi alla catena.
È solo acciaio. Meno forte di altre catene.
Rumore netto.
La lingua scava sulle ferite dell’anima,
sangue sgorga dal profondo.
Scava e incide, netta e placa.
Corpo che si dimena, schiavo di un sordido
Piacere, di cui ti vergogni, rossa nelle gote
Rossa nell’anima
Rossa nel sesso bagnato che adesso
io ti prendo, faccio mio
con forza, fino a farti piegare le gambe
bacia i miei piedi, leccali.
io bacerò la tua anima (roby)

Incontro con il tantra

Incontro con il tantra

Ero li e la mia shakti mi guardava con dolcezza, i nostri corpi nudi riempivano l’aria di quella stanza, la luce del giorno penetrava con fatica tra le fessure della finestra, un suono lontano ci cullava. In piedi, uno contro l’altro, vicini ma distanti , lei prese le mie mani e la danza iniziò. Lentamente le mani carezzarono il corpo passando sul petto e risalendo sulle guance, ondeggiava attorno a me leggera come un vento ora fresco e primaverile ora caldo e umido come lo scirocco, adesso era dietro di me, sentivo i seni e i capezzoli sfiorare la mia schiena, un abbraccio e poi un altro e poi un altro ancora. La sento davanti ora , apro gli occhi e la sua bocca è vicina al mio orecchio, un soffio delicato, le accarezzo i capelli e la schiena, lei scivola sul mio collo e sento di nuovo il soffio caldo della vita avvolgermi. La mia shakti si china verso di me, in ginocchio accosta le sue labbra sui miei piedi come in un bacio appena accennato e ancora il soffio della vita è in me. Cosi accovacciata è una piccola pantera, le linee del suo sedere che si apre alla mia vista sono caste e sensuali allo stesso tempo, risale nuovamente e mi avvolge le gambe. E’ vicino a me e i nostri corpi si sfiorano, i suoi seni contro il mio petto, le mie labbra vicino al suo collo, restiamo cosi, pochi secondi che valgono una vita.
. . . . . . .
Sono con lei, sono steso sul futon, la vedo che lentamente si avvicina, ricomincia la danza della vita. Per me abituato ad agire, a gestire, ora soffro per la mia immobilità ma cerco di concentrare la mia mente su “qui ed ora”, come prima lei passa su di me leggera come l’aria, impalpabile ma presente si sofferma sulle parti del mio corpo, onora i miei piedi e poi risale come un divino serpente, come la kundaline anche lei si inerpica su di me e i suoi seni bruciano contro il mio sesso e i suoi capelli scuri e ricci profumano il mio viso… ora mi parla, non riesco a sentirla, sussurra qualcosa parla del mio cuore e lo indica, indica le sue posizioni, la mia mano accarezza i suoi piedi e risalendo sfiora le cosce, le sento bagnate li vicino al suo punto caldo e sacro…
….. .. . .. . . . . . . . . . . . .
Si siede e mi chiede di mettermi su di lei, le sue gambe dentro le mie, le mie la cingono all’esterno. Mi abbraccia e la abbraccio, ora giriamo, i cerchi che i nostri copri avvinghiati disegnano sono prima piccoli poi sempre più larghi, hanno il ritmo della vita, il suo petto è contro il mio, sento i suoi battiti e lei sente i miei. La sua mano è nei miei capelli, le nostre guance si toccano, la bacio delicatamente sul collo e sulle spalle. Il mio sesso ora fa sentire la sua presenza facendosi spazio, stretto tra il mio e il suo corpo. Restiamo cosi e il tempo ora per me si è fermato, vorrei che si sospendesse senza fine avendo raggiunto il mio centro di gravita, la pace e l’estasi insieme
-.. . . . .. . .. . .
Quando tutto finì restiamo li e ci guardiamo, ogni persona cara ci è stata estranea prima di riconoscerla, ora lei mi è cara.

una bianca visione

una bianca visione

Il tuo bianco e pallido volto, specchio della tua terra persa nei monti è qui,
tra le mie mani lo prendo e ne prendo possesso,
Rigida e tesa ti doni, senza resistere ma senza donarti , 
prigioniera di forze oscure,
ma come la goccia scava la pietra, cosi il mio fuoco sta scavando in te,
e strappate con la forza, quasi imposte, escono i tuoi primi tiepidi gemiti,
e poi più forte, sempre di più, ma non tanto come il tuo signore desidera.
Il tuo corpo parla però un’altra lingua e si piega e si contorce al piacere,
E cosi cagna e puttana ti prendo, strappando il piacere dal tuo ventre
Che come cesoia si chiude in me vorace. 
luglio 2017

altri aspetti della felicità

altri aspetti della felicità


La felicità assume forme particolari,
non è mai uguale a se stessa,
a volte fa male, penetra dentro il corpo e lo dilania, 
lì, proprio tra stomaco e petto,
dilatando lo spazio, forma il vuoto,
un vuoto dentro, tra corpo e anima,
Il vuoto dell’assenza dell’oggetto amato,
il “vuoto” causato dal “pieno”,
Quel pieno che aveva riempito lo spazio, ora crea vuoto, e senti le fibre del corpo che si tendono,
Ma quel dolore, se visto con altri occhi, è piacere,
un dolore che ricorda il piacere vissuto,
Cosi la vita si forma e si mantiene,
in equilibrio tra vuoto e pieno, tra dolore e piacere,
E nulla di questa dualità va rifiutata, ma solo compresa,
Del dolore non avere paura, è vita che entra,
Del piacere non ti soddisfare, può sparire,
Incerto e in equilibrio sul filo teso della vita
mentre il vento soffiando mi scuote, sto,
e vivo gli attimi della vita
2017

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inferno

inferno

Perché hai cosi paura del mio inferno?
Non credere sia un pericolo per te,
Prendi la mia mano e precipita con me nei miei abissi, 
nel labirinto della mia mente, li in fondo toccherai con mano le mie bassezze.
Vedrai il fondo fragile della mia anima e te ne farò dono.
Per cosa preservi quel tuo faccino bianco e fintamente innocente?
Non credere che io non legga dentro di te, io posso, io lo faccio.
Ascolta il tuo corpo e la tua anima mentre si consumano
sotto le mie mani che oscenamente abusano di te, solo cosi
possiamo risorgere e volare in alto nei nostri cieli puri.
La purezza si nutre di fango e di vita.
Abbondoniamoci l’uno nell’altro e sporchiamoci di noi.
Vieni tra le mie braccia e muori, solo cosi risorgerai a nuova vita e
quando riaprirai gli occhi,
rimpiangerei quelle fiamme e non sarai più la stessa. 
2017 RDV ©

Un lampo nel buio


Un lampo nel buio

Come un lampo sei arrivata, senza preavviso,
Apparsa nel buio di una fredda stazione metropolitana.
Il tempo non ti ha cambiata, o forse si. O sono io che sono diverso?
Il rumore dei nostri passi nelle fredde piazze romane. Sorrisi imbarazzati
Sguardi che parlano senza dire nulla.
“Nessuno ci guarda, stai tranquilla. Fermati e non muoverti!”
Cerco di capire e leggere i tuoi pensieri cosi chiusi e nascosti.
Non credevo esistesse qualcuno peggio di me.
Mi volto e non ci sei più, svanita, dissolta nel buio.
Forse non sei mai esistita,
ho solo immaginato che potessi di nuovo affacciarti.
Solo il profumo del tuo sesso, dolce e acre nello stesso tempo,
rimasto invischiato nelle mie dita mi conforta della tua esistenza.
2017
RdV ©

Il mio onore o quasi

Il mio onore o quasi

Un onore avere il cuore di una persona nelle proprie mani,
E un dolore
A volte ti consegnano il cuore colmi di speranze, e tu lo stringi nelle tue mani…
Facendolo sanguinare.
Gocce di sangue che cadono, ogni goccia una ferita
Come è fragile la natura umana bisognosa d’amore, di tempi, di attenzioni.
La loro natura umana e la tua.
Hai colto rapace un fiore, e ora vive per te.
Hai fatto vedere tutta la tua oscura perversione e i tuoi buchi neri
E non è scappata.
Se l’è voluta, è stata avvisata.
Morirà come tutto muore ,
ma io non andrò via e le terrò la mano fino all’ultimo, l’ultimo suo sospiro per me.
2017

Ridi e vola

Ridi e vola

E proprio quando tutti proveranno a trascinarti nel loro fondo disperato,
Tu ridi.
Quando attorno a te vedrai persone perse inutilmente
nei loro piccoli e meschini problemi, felicemente infelici
nel ripetersi di vecchie abitudini,
tu sorridi.
Quando vedrai gli altri consumare la loro vita inutilmente
perché divorati dalla paura dell’ignoto, provando
a ingabbiarti con reti di sensi di colpa,
tu ridi, ridi dentro di te
e vola in alto, sopra di loro.
Lasciali senza provare rimorsi, poiché loro sono gli aguzzini di se stessi,
non provare a redimerli, a cambiarli,
ognuno vive e muore di sua sponte.
Ma tu riderai,
Perché nessuno ti avrà ingabbiato, reso prigioniero dalle altrui infelicità
Vola
Vola e ridi
Per te stesso, perché te lo devi
Perché è giusto cosi
 2017

corri ragazza

corri ragazza

Corri ragazza corri
Fuggi pure, torna nel tuo gomitolo di sicurezze,
nei gesti di stanche abitudini, di logore certezze seppure cosi rassicuranti
Hai gustato il dolce e penetrante profumo della perversione,
hai sentito la tua mente perdere il controllo e ne hai goduto, tremato e poi … paura.
Qualcosa dentro di te ha ceduto. Quanta paura fa gettarsi in acque cosi buie?
Quanta paura fa la paura stessa?
Corri ragazza corri
Non più capace di sostenere il pensiero di un'altra vita, di scardinare la vecchia,
allora meglio staccarsi dalla realtà, dal sudore, dagli odori, da quegli abbracci che sentivi come un bene e poi male e poi bene e poi ancora male. Come è sicura la realtà da dietro un “muro”, come è innocua! adesso respiri, chiusa nel bozzolo di fantasie non rivelate, di promesse tardivi, di incontri persi nel nulla, nella nebbia delle altrui inconsistenze, alibi per speranze desiderate, inganni per rimanere in vita.
Corri ragazza corri
Non dei miei demoni hai avuto paura, forse nemmeno dei tuoi, poveri diavoli cosi disprezzati e incompresi
Paura si, terrore forse, ma solo della vita che irrompeva.
Corri ragazza corri.

Nel cerchio del rito

Nel cerchio del rito 

In te vedo timore e desiderio, come sospesa in equilibrio instabile tra due forze opposte
La serenità del tuo volto non riesce a coprire ogni nuvola nei tuoi pensieri
Eppure ci sei, sei qui, con me.

Lentamente ti poni nelle mie mani, riversi in me la tua fiducia,
Non come vittima sacrificale ma come donna cosciente che valuta, pondera e che accetta l’incertezza della vita.
Ti cullo nelle mia braccia e inizio la danza, sfioro il tuo corpo e accendo tuoi sensi.
Giro attorno a te e ti miro, miro la tua bellezza, cosi tanta,
le tue forme generose ti avvolgono e mi avvolgono
Giro in te e aspetto, ripongo il tuo volto sul mio collo, cedi in me, sei in me.
La musica ritma i nostri movimenti.

Ora sei dentro al rito e lentamente sfili gli ultimi veli che celavano la tua intimità
La danza può continuare, senza veli,
l’olio sul tuo corpo si scalda mentre le mie mani percorrono
le pianure della tua schiena, risalgono le colline dei tuoi glutei
e scendono nelle distese delle tue cosce,
il tuo desiderio si apre alla mia vista ed ogni sfioramento sembra prendere vita.
Il tempo sembra fermarsi, ed vorrei che si fermasse per sempre
Passo vicino al tuo volto, hai gli occhi chiusi,
sei presente ma nello stesso tempo sei in un altro mondo
Ed io sono con te, le nostre guance sono vicine e ci respiriamo
I tuoi seni sono colmi di miele e di ambra e traboccano di desiderio
Quando le mie mani e le mia labbra li onorano.

Ora siamo intrecciati l’uno nell’altro, ti abbraccio e mi abbracci
Siamo nella nostra bolla e nessun rumore o suono ci arriva, tutto tace fuori.
ti sento in me e io sono in te ed insieme troviamo e tocchiamo il divino che è in noi.

la forza del rito

La forza del rito
Era tutto cosi perfetto, le candele profumate erano già accese e la musica aveva già riempito la stanza. Era la prima volta che lei aveva accettato di sottoporsi al rito con lui, era quindi un po’ nervosa. Stava davanti a lui nella posizione indicata e aspettava che cominciasse. Lui era con gli occhi chiusi e le mani congiunte all’altezza dell’ombelico. Cominciò poi, mentre lentamente egli si muoveva attorno al corpo di lei, si udì quel suono! Ma non era un suono, era un forte rumore, violento, improvviso. Lei sobbalzò e riaprì gli occhi. Da qualche parte in quell’edificio, stavano facendo dei lavori di ristrutturazione, il rumore era quello di certe macchine usate per demolire pareti o pavimenti, assordante, penetrante e soprattutto fastidioso. Ma non continuò. Pareva svanire ma poi riprendeva, svaniva e riprendeva.
“no, non credo di farcela cosi, Roberto” disse lei. “mi spiace ma cosi io non riesco a lasciarmi andare”. Lui non disse nulla subito, era dispiaciuto di quell’imprevisto, aveva pensato a tutto, nella stanza era tutto come doveva essere, ma non poteva prevedere questi eventi esterni. Non era però del tutto amareggiato, qualcosa in lui gli diceva che non tutto era perduto. “lo so, hai ragione, non è facile cosi” , e su quelle parole il rumore di nuovo irruppe ancora, violento e senza preavviso, il pavimento della stanza vibrava adesso. “mi spiace Roberto, ma io cosi… non…” fece una pausa, “…che possiamo fare, io ho bisogno di un altro tipo di ambiente”. Lui la guardò, era dispiaciuta e si vedeva, mise le mani sulla sua testa e le baciò la fronte delicatamente” “non devi scusarti se non ci riesci, se vuoi facciamo una pausa e usciamo a fare un giro”, lei non disse nulla… “oppure ci proviamo, cerchiamo lentamente di stare l’uno nell’altro, ognuno di noi concentrato e immerso nell’altro”, si guardarono, “va bene Roberto, proviamoci”.
Fu cosi che il rituale poté andare avanti, il rumore assordante e intermittente, continuò, ma semplicemente decisero di ignorarlo, perché in ogni secondo che passava , in ogni attimo che si susseguiva erano presi solo da quello che accadeva in quella bolla di spazio che circondava i loro corpi . Dopo di che il rumore sparì, non si sa se sparì in modo oggettivo o semplicemente venne respinto dalla bolla che le due persone avevano creato.
Questo da l’idea della forza di un rito che acquista tale potere se viene dalle parti riconosciuto nel suo valore, un paradosso tautologico forse ma tipico delle grandi verità, e non per caso che, solo allora, tutto poté compiersi. 

bianca e leggera

bianca e leggera
Lento il mio dito disegna piccoli e lenti cerchi
Sul tuo ventre bianco
In questa pianura di madreperla , via lattea di pelle,
Il mio sguardo si perde.
Distesa placida, mi guardi fiduciosa,
Fatta di neve e cielo, nei tuoi occhi chiari
L’animo di una fanciulla si dona, fragile ma forte
Le mie rozze mani hanno timore nell’afferrarti,
provo a frenare l’oscurità che si abbatte sul tuo tempio candido,
ma tu mi accogli, sempre di più, sempre più in fondo,
e quando ti calo nel mio inferno, vedo che tu sei con me
e nello stesso tempo sei in alto,
voli leggera, la dove nessuno potrà mai arrivare.
I segni lasciati sul tuo corpo svaniranno presto
Anche se tu non sarai più la stessa.
Ti libero, vola leggera, vola ancora.